Centroamerica Nord America Sud America Africa Oceania Medio Oriente Asia Europa
 :. Home  :. Gallerie immagini  :. Teatro Regio di Parma by Lirica Travel
 
Teatro Regio di Parma

Descrizione del Regio Teatro di Parma

Uno sguardo al teatro
La prima cosa da dire al visitatore che giunge davanti al Regio è che, purtroppo, l’aspetto esterno del nostro teatro non è più quello originale: non tanto per le decorazioni, quanto invece per il complesso della costruzione, che è solo una parte dell’articolato progetto realizzato dal Bettòli e durato sino a che le rovinose vicende successive non ci impediscono oggi di godere di questa struttura nella sua intierezza, che faceva sì che il teatro fosse collegato da una parte con la chiesa di S. Alessandro, e dall’altra con il Palazzo della Riserva e la Reggia, a loro volta collegati tra loro, sino a permettere alla sovrana di passare dalla Cappella di San Ludovico sino alla Chiesa di San Alessandro passando attraverso la Reggia, il Palazzo della Riserva ed il Teatro (un apposito percorso la poteva portare direttamente al Palco Reale) senza mai scendere in strada.
L’imponente corpo dell’edificio è lungo 84 metri e largo 37,50, per un’altezza di quasi trenta metri. La facciata è caratterizzata dal vestibolo a dieci colonne ioniche. Sull’architrave poggia una fascia su cui si affacciano cinque grandi finestre, sulla fascia superiore il grande finestrone che dà luce al Ridotto, al fianco del quale stanno le due grandi Fame scolpite da Tomaso Bandini. Sopra il cornicione, una lira e due maschere antiche ornano il timpano mentre la facciata, quant’altre mai sobria nel suo complesso, è conclusa da un semplice frontone triangolare. All’ingresso, il vestibolo è quadrato, e si distingue per gli eleganti stucchi del soffitto e per le otto colonne ioniche. Dal vestibolo, oggi più usualmente detto foyer, sale la scala che porta alla bellissima sala del Ridotto. Questa, che è la più grande di una serie di sale e salotti, allora era diretta dipendenza del Regio Palazzo: ed a questo nel 1867 ritornarono, purtroppo per noi, le ricchissime mobilia e suppellettili che le ornavano. Il tempo, ed i danni del terremoto, hanno poi ulteriormente segnato queste sale, distinte dagli stili etrusco e pompeiano: un primo restauro ne ha sanato i danni strutturali, mentre solo ora si prevedono nuovi lavori che ne ripristinino le bellissime decorazioni. La sala del Ridotto è tra le più belle delle consimili italiane: vasta ed elegante, si distingue per l’ampia ed alta volta, per la luminosità, e per i begli affreschi di Giovan Battista Azzi (l’Armonia e le Baccanti della volta) ed Alessandro Cocchi. Fregi elegantissimi sulle pareti, tra i quali quello di Stanislao Campana che descrive Apollo contornato dalle Muse, Teseo in atto di rapire una vergine, ed una festa a Delo. Sulla sala si affacciano i matronei e la galleria nelle quali in occasioni di feste venivano ospitate le orchestre utilizzate per il ballo.
Ma passiamo oltre la facciata e, al di là dell’atrio e del vestibolo, attraversato anche il portale d’onore, entriamo finalmente nella grande sala: ed ecco la prima sorpresa, essa non rassomiglia assolutamente a quella, scintillante e ricca di stuccature dorate, che siamo abituati a vedere oggi. La mano raffinatissima del Toschi aveva infatti progettato un décor di netto impianto neoclassico, tanto sobrio quanto elegante, che purtroppo non possiamo più ammirare dopo che per ordine di Carlo III, era passata intanto la metà del secolo, e più ancora per quelle strane leggi del gusto (lo stile impero aveva sostituito il neoclassico) tutta la decorazione interna della grande sala prende l’aspetto che possiamo ammirare ancor oggi, ricca di stucchi e dorature.
Carlo III di Borbone assegna dunque al già celebre scenografo e pittore Girolamo Magnani (il cui nome rimarrà nella storia dell’opera ottocentesca legato alla stima di Verdi, che ben spesso lo volle al suo fianco in molte importanti occasioni quale creatore delle scenografie per le sue opere) il compito di rinnovare il teatro parmigiano coadiuvato per la parte architettonica da Luigi Montecchini e Luigi Bettòli (figlio dell’architetto del regio, Nicola) con il coordinamento amministrativo-economico di Michele Martin Lopez, Direttore del R. Museo d’Antichità e Soprintendente dell’ormai Regio Teatro. La grande sala viene completamente rinnovata secondo il nuovo stile renaissance: oro, scudi dorati, putti, fregi, mensole, teste leonine. Il nuovo orologio "a luce" che segna l’ora di cinque in cinque minuti, posto al centro dell’architrave del proscenio, arricchito ora dai busti dorati anch’essi di poeti e compositori più o meno noti: Pergolesi, Paisiello, Cimarosa, Paër, Bellini e Donizetti dalla parte destra, Torelli, Rinuccini, Zeno, Gozzi, Monti e Nota dall’altra. Particolarmente ammirato è il grande lampadario, detto "astrolampo", uscito dalle parigine officine Lacarrière, alto 4.50 metri, e di 4 metri di diametro. Quattro metri e mezzo d’altezza all’origine, poiché le tre statue che ne costituivano il piede sono state tolte in occasione delle manifestazioni per il Centenario verdiano del 1913 per migliorare la visione del palcoscenico dal Loggione, e collocate all’interno del Palazzo Comunale. Il lampadario è sospeso ad un sistema di argani tuttora funzionante, che lo cala in sala per la manutenzione e la pulizia. A proposito di illuminazione val la pena ricordare già da ora che l’impianto "a gaz" che a seguito dei lavori di ristrutturazione del ‘53 aveva sostituito quello a candele, fu sostituito da quello elettrico nella sala nel 1890, e nel palcoscenico nel 1907. Nel 1913, in tutto il resto del teatro.
Finalmente entrati in sala, ai nostri ospiti per prima cosa compare, proprio in faccia alla porta d’ingresso, lo splendido sipario dipinto dal Borghesi.
Largo 14 metri e cinquanta (cioè per tutta l’ampiezza del boccascena) ed alto 10 metri e cinquanta, dipinto a tempera, il sipario dipinge una grande scena tripartita. Sul lato destro il dipinto del Borghesi rappresenta Minerva assisa in trono con le insegne del suo potere, l’elmo rostrato ed il mantello, nella mano sinistra il bastone del comando: ai suoi piedi la civetta, l’uccello sacro alla dea. Alla sua destra una ninfa guarda lo scudo deposto, simbolo di pace, dietro di lei le allegorie (significative quanto mai in un dipinto encomiastico) dell’Abbondanza, della Giustizia, della Pace. A breve distanza Ercole (richiamo forse alla dinastia dei Farnese) e Dejanira, in alto, il volo delle ore, in ininterrotto cerchio che testimonia l’eternità del tempo. Sfumano dietro di lei figure umane che, con la cetra in mano, testimoniano del popolo che lei guida, com’ella amante della musica e del canto.
Di fronte a Minerva-Maria Luigia, e quindi sul lato sinistro del dipinto, la cima del Parnaso popolata dagli dei e dagli spiriti. Protagonista della visione è Apollo che suona la cetra, ai cui piedi, ammansito dal suono divino, sta un fiero leone; dietro, le tre Grazie. Alle spalle di un boschetto arcadico, anch’essi rapiti in ascolto del divino cantore, i grandi poeti: Pindaro, Omero, Virgilio e Dante e Ovidio. Alla destra di Apollo, tre muse, facilmente riconoscibili dalle loro insegne e dall’atteggiamento: Talia, che rappresenta la commedia, con in mano una maschera, Melpomene, la musa della tragedia, con in mano un pugnale, Euterpe, musa della musica, la lira appoggiata ad una spalla, il cui plastico atteggiamento sembra quasi un invito alla danza. Seminascosto dietro un albero, in atteggiamento quasi minaccioso, con una zampogna in mano si contorce il satiro Marsia, sconfitto da Apollo in una gara di flauto, contrapposto al più beneaugurante Iride. Al centro di questa grande scena, il momento più drammaticamente rilevato. Appena trattenuto dalle rimanento nove Muse, Pégaso, il cavallo alato nato dal sangue della Medusa decapitata da Perseo, che con un colpo di zoccolo aveva fatto scaturire dalle rocce la fonte della sapienza e della poesia da portare fra i mortali. Con altrettale verisimile foga il cavallo alato sembra avventarsi verso gli spettatori, tra le olimpiche figure di Minerva e Apollo, quasi a rinnovarsi messaggero di sapienza e poesia.
Allo spettatore che, gli occhi pieni da questa mitologica allegoria, volge ora lo sguardo al soffitto, non rimane che concludere questa galleria di dei e semidei con il bellissimo soffitto dipinto dal Borghesi nel quale, disposti in giro intorno al fastoso "astrolampo", il grande lampadario che pende al centro, stanno i grandi poeti e drammaturghi: Lino, Aristofane, Euripide, Plauto, Seneca, Metastasio, Alfieri e Goldoni, intrecciati ad altre mitologiche figure, e giustamente lasciati intatti da Girolamo Magnani, anche dopo il totale restauro della sala nel 1853.
Riportato all’antico splendore da un recentissimo lavoro di restauro diretto da Piero Tranchina che ne ha completamente ripulita la grande tela dai segni del tempo (e delle illuminazioni a candela, a petrolio, a gas succedutesi nel tempo prima dell’elettrica attuale) e ne ha risanate le lacune, portandone alla luce anche i precedenti lavori di restauro del 1869 e del 1955, questo sipario non cessa di lasciare ammirato il moderno spettatore.


stampa

Ordine di palchi al Teatro Regio di Parma 5805
Ordine di palchi al Teatro Regio di Parma


Link esterni al sito
sito del Teatro Regio di Parma

Categoria
 :.  Gallerie immagini

Area Geografica
mappa Europa
 :.  Europa
 :..  Italia Italia
 :...  Emilia Romagna Emilia Romagna

Consigliato a
Melomani

Lirica Travel sas di Bin Fiorella & C. - Piazzetta E. Danese, 9 - 37012 Bussolengo (VR) - Italy
Tel. +39 045.7152500 Fax +39 045.7156500

Partita IVA: 03266070238

esecuzione in 0,703 sec.

webdesign by infonet Piacenza consulenti turistici associati